CFP | Fotografia e/come network: circolazione, latenza, convergenza

Un nuovo numero di «Elephant & Castle» a cura di Camilla Balbi (Institute of Art History - Academy of Sciences in Prague) e Giorgia Ravaioli (Università di Bologna)

  • Data:

    30 MARZO
    -
    15 MAGGIO 2026
     

È possibile guardare alla storia e alla teoria della fotografia come a una successione di paradigmi interpretativi, scandita da traiettorie selettive e cancellazioni strategiche, sviluppate in risposta alle esigenze culturali e intellettuali dei diversi contesti storici che ne hanno orientato l’elaborazione.

Se, a partire dall’inizio del Novecento, gli approcci storico-artistici hanno privilegiato la dimensione tecnica ed estetica dell’immagine fotografica, interpretandola attraverso le coordinate del formalismo e dell’iconologia, il revisionismo metodologico degli anni Ottanta ha progressivamente ampliato il campo d’indagine, superando l’idea stessa di fotografia come entità statica, rappresentativa, bidimensionale e autonoma, per ricollocarla entro il più ampio orizzonte della cultura materiale, quale costrutto discorsivo e ideologico inscritto in una fitta rete di relazioni politiche e sociali. Negli ultimi due decenni, questa linea storiografica ha acquisito una rinnovata urgenza: l’ascesa dei media digitali e della connective culture ha reso necessaria l’elaborazione di strumenti interpretativi capaci di cogliere la mobilità delle immagini e il loro portato relazionale, nonché di pensare i network fotografici in una prospettiva non soltanto contemporanea, ma transtorica. In tale quadro, sempre più studi recenti si sono progressivamente distanziati da prospettive teoriche consolidate — dall’autorialità allo statuto indicale o linguistico dell’immagine fotografica— per concentrarsi sulla circolazione, latenza, convergenza e logistica delle fotografie, insieme alle condizioni infrastrutturali, tecniche, politiche ed economiche che ne rendono possibili, modulano, o talvolta limitano, i flussi.

Questo slittamento di prospettiva ha condotto verso un pensiero delle fotografie (Edwards 2004, Batchen 1997), al plurale, come entità concrete esistenti nello spazio e nel tempo; qui usate, conservate, trasportate, disperse. Entità, dunque, itineranti e mutevoli, partecipanti dinamiche ad un traffico ininterrotto di dati, attenzione e senso, in transito a una velocità che spesso eccede le intenzioni di chi le produce e le categorie interpretative di chi le percepisce. Si tratta di una trasformazione paradigmatica che, oltre a richiamare l’attenzione sul lavoro di intermediazione che si interpone tra produttori e fruitori di immagini (Lager Vestberg 2023), implica una profonda riconcettualizzazione dell’idea stessa di agency. In questa direzione, la teoria femminista ha da tempo fornito strumenti critici – ben recepiti, tra l’altro, dalla storia dell’arte – per mettere in discussione modelli interpretativi singolarizzanti, fondati su autonomia, genio e intenzionalità individuale, proponendo invece forme di azione relazionali, emergenti da reti caratterizzate da interdipendenza, cura e mediazione. La distributed agency, in tale prospettiva, non descrive soltanto la condizione tecnologica delle immagini contemporanee, ma si configura come una vera e propria strategia critica: un modo per ripensare la produzione e la circolazione fotografica al di là di logiche gerarchiche di controllo o di autorialità, portando in primo piano i processi collaborativi e spesso invisibili attraverso cui le immagini acquisiscono significato ed efficacia.

Questo numero si propone di offrire al pubblico italiano un panorama delle nuove prospettive aperte dal “paradigma relazionale” in fotografia, invitando studi che considerino il medium fotografico come un agente attivo all’interno di network distribuiti (Latour 2005), tra attori umani ma anche non umani (Bärnighausen et al. 2019) e ne indaghino l’agency nelle culture visuali passate e contemporanee. In questo senso, si incoraggia l’analisi di casi studio che propongano letture “networked” della fotografia, mettendo in dialogo l’analisi storico-critica con le teorie dei network. Un approccio che assuma il network come punto di partenza — questa la tesi del numero — può riconfigurare radicalmente la lettura delle immagini, spostando l’attenzione dal contenuto, o dalla materialità, alle forze, visibili e invisibili, che ne governano la circolazione. Forze attraverso le quali “l’ostinatamente locale” (Schwarz 2017) può essere globalizzato, il concetto di “influenza” mediatizzato, e le tecnologie, le infrastrutture e i “mediatori” ripensati come partecipanti attivi ai processi di significazione 

Questa prospettiva apre a una serie di questioni ancora largamente inesplorate, che la call intende indagare a partire dalle seguenti linee di ricerca (non esaustive):

  • Le relazioni sociali, politiche e geografiche attivate dalle immagini nella loro circolazione attraverso infrastrutture come sistemi postali, istituzioni e reti digitali o algoritmiche.
  • Gli attori, spesso invisibili, coinvolti nella circolazione delle fotografie: corrieri, server, software, cavi, inchiostri, cliché, industrie cartarie.
  • Le pratiche storiche di trasmissione delle immagini e la dialettica che stabiliscono con le logiche della mobilità contemporanea.
  • La distributed agency come tattica femminista per ripensare autorialità, responsabilità, e visibilità della fotografia
  • Contributi basati su casi studio, storici o contemporanei, che intersechino la teoria fotografica con approcci riconducibili alle teorie dei network e della relazionalità mediale — quali actor-network theory, social network analysis, media archaeology, platform e infrastructure studies, circulation studies e prospettive STS — così come con modelli ecologici, sistemici o computazionali applicati allo studio della cultura visuale.
  • Prospettive provenienti dalla storia dell’arte, che interroghino la fotografia come nodo relazionale e infrastrutturale, capace di attivare connessioni tra pratiche artistiche, contesti espositivi, economie della circolazione e regimi di visibilità.
  • Approcci teorici che promuovano una concezione networked della fotografia, mettendo in evidenza come essa possa essere strumentale a comprendere le pratiche di risignificazione digitale e non digitale, anche all’interno dei sistemi di post-verità.

In aggiunta a un sintetico abstract della proposta (800 battute, da redigersi nella lingua del saggio e in inglese) è richiesto l’invio di un documento contenente una breve biografia del proponente e cinque parole-chiave. I materiali necessari alla partecipazione alla call dovranno essere inviati entro e non oltre il 15 maggio 2026 a entrambi i seguenti indirizzi di posta elettronica:

giorgia.ravaioli@unito.it; elephantandcastle@unibg.it

L’accettazione della proposta sarà comunicata dai curatori entro il 30 maggio 2026.

Gli articoli selezionati, che dovranno attenersi rigorosamente alle norme redazionali di Elephant & Castle, saranno sottoposti a un processo di double blind peer review secondo le modalità specifiche della rivista. Al fine di garantire una maggior internazionalizzazione sono ammessi contributi in lingua inglese, francese e italiana.

La lunghezza delle proposte non deve superare i 35.000 caratteri, spazi e bibliografia inclusi. Gli articoli dovranno essere caricati sul sito della rivista entro 1 settembre 2026 La pubblicazione è prevista per il mese di dicembre 2026.

 

Bibliografia di riferimento:

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Appadurai, Arjun (ed.). 1986. The Social Life of Things: Commodities in Cultural Perspective. Cambridge: Cambridge University Press.

Azoulay, Ariella, Wendy Ewald, Susan Meiselas, Leigh Raiford, and Laura Wexler. 2023. Collaboration: A Potential History of Photography. London: Thames & Hudson.

Batchen, Geoffrey. 1997. Burning with Desire: The Conception of Photography. Cambridge, MA: MIT Press.

Bärnighausen, Julia, Costanza Caraffa, Stefanie Klamm, Franka Schneider, and Petra Wodtke (eds.). 2019. Photo-Objects On the Materiality of Photographs and Photo Archives. Bielefeld: Transcript.

Behdad, Ali. 2016. Camera Orientalis: Reflections on Photography of the Middle East. Chicago: University of Chicago Press.

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